Bolivia

La Bolivia, Repubblica unitaria di tipo presidenziale, si estende per 1.098.581 km2 con una popolazione di 10.631.486 di abitanti (densità 9,6 abitanti per km2), formata da Amerindi, meticci e per il rimanente da Creoli ed Europei.

A causa delle condizioni sociali del Paese e dell’alta percentuale di Indios lo sfruttamento del lavoro minorile resta un fenomeno di grave entità, con il 10% della popolazione economicamente attiva che ha età inferiore ai 18 anni: lo studio ‘Il lavoro minorile in Bolivia, caratteristiche e condizioni’, rivela che oltre 313.000 bambini sono impegnati in varie forme di lavoro minorile, tra cui 115.000 bambini tra 7 e 13 anni e 198.000 adolescenti tra 14 e 17. (UNICEF, 2014)

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Tra le peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile, l’impiego nelle piantagioni di canna da zucchero e nella raccolta delle noci brasiliane implica la migrazione stagionale di popolazioni che, per 6-8 mesi, si trasferiscono dagli altopiani occidentali del Paese nei bassopiani orientali, in contesti socioculturali e climatici profondamente diversi da quelli di origine. Costretti a svolgere mansioni usuranti e a vivere in condizioni estremamente dure, in campi improvvisati e abitazioni di fortuna, bambini e famiglie versano in condizioni di miseria, esposti a malattie endemiche e ad altri rischi

Per la loro natura mobile, i campi sono spesso privi d’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici, all’assistenza medica e all’istruzione primaria della durata di 8 anni e secondaria 4 anni.

Le condizioni igienico-sanitarie sono drammatiche: mancano strutture, medici e farmaci. La mortalità infantile è molto elevata e la vita media non supera i 64 anni per la consistente diffusione delle malattie tropicali e della denutrizione cronica.

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L’alimentazione è molto povera; piatti nazionali sono il mote (chicchi di granturco bollito) e il mani (salsa di arachidi e peperoncino). Diffusissimo è l’uso di masticare la coca e di bere la chicha (ottenuta dalla fermentazione dei chicchi di granturco), vera piaga della gente andina.

L’energia elettrica raggiunge solo l’8% della popolazione; le strade sterrate, d’inverno, sono impercorribili per causa delle frequenti inondazioni che in certe zone arrivano a 9 mesi all’anno.

Un’altra difficoltà del paese è la diversità di lingue parlate dalle diverse etnie. Lingue ufficiali sono lo spagnolo, il quechua e l’aymarà, le ultime due parlate dagli Indios delle zone andine, mentre quelli del bassopiano parlano il tupiguaranì. La religione prevalente è la cattolica.